Perché i vivi non ricordano gli occhi di…

Ritornano le lapidi temporanee alla rotonda di Santo Stefano. Reggio Emilia, 22 aprile 2011 – Altri occhi da non dimenticare, altre storie – piccole, grandi, dolorose – da raccontare. Per farlo, da oggi basta gettare lo sguardo sui bastioni di Santo Stefano, a fianco della rotonda della Via Emilia, dove ritornano le lapidi temporanee di “Gli occhi di…”.

“Gli occhi di…” è un progetto legato al Viaggio della Memoria 2011 di Istoreco, che ha portato mille reggiani in visita a Berlino, ai campi di prigionia e al cuore del potere nazista.
L’idea è nata nel 2010, al ritorno del Viaggio della Memoria ad Auschwitz, e nel 2011 si ripresenta con nuove storie e il contributo diretto degli studenti coinvolti nel Viaggio e in uno dei laboratori di rielaborazione dell’esperienza. Sono proprio gli studenti, ad aver scelto le storie da raccontare, e ad aver condotto le ricerche storiche ed iconografiche necessarie, aiutati da Istoreco e dai loro insegnanti.
Tutto il materiale è stato poi consegnato ad Arturo Bertoldi, che ha scritto le poesie biografiche sui protagonisti de “Gli occhi di…”, titolo che arriva da un bel brano del sassofonista Daniele Sepe, dedicato a eroi conosciuti e sconosciuti.
Sconosciuti o peggio dimenticati, come quelli al centro del progetto “Gli occhi di…”. Vittime della violenza e della guerra, ma non solo; persone che hanno lottato, si sono impegnate e si sono confrontate con situazioni lavorative durissime, oltre che con la guerra. Biografie e storie che spesso non risultano nei libri della grande Storia. Persone di cui oggi si è quasi persa la memoria.

Dal 22 aprile sui bastioni della rotonda di Santo Stefano rimarranno la scritta “Perché i vivi non ricordano gli occhi di…”, una suggestiva immagine e il rimando al sito internet del progetto. Proprio a fianco della scritta, comparirà ogni settimana un nome diverso, quello del protagonista della lapide temporanea. Per conoscere la sua storia, leggere la sua biografia e vedere i suoi occhi, sarà sufficiente visitare il sito internet  www.gliocchidi.it.

I menù del bar del Teatro Ariosto
Nel 2011 il progetto si allarga: altra opportunità per incontrare i nomi e le storie dimenticate è fermarsi per un caffè o un pranzo veloce al bar-trattoria del Teatro Ariosto. Saranno visibili sui tavoli del Bar Il Sipario dei piccoli “menù” che però propongono la storia raccontata in quel momento sul sito internet e citata alla rotonda di Santo Stefano.

CARLO PORTA
La prima storia raccontata tramite un poema di Arturo Bertoldi è quella di Carlo Porta, a lungo presidente dell’Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA) di Reggio Emilia.
Porta, nato a Gavasseto e morto nel novembre 2007 ad 89 anni, cresciuto in una famiglia di braccianti socialisti, diventa un giovane militante comunista. Meccanico alle “Reggiane”, nel 1939 finisce a Roma, a prestare servizio militare nell’aeronautica. Scoperta la sua attività antifascista, viene arrestato e poi condannato al confino. Rilasciato dopo tre anni, arriva una nuova chiamata forzata alle armi, nel 1943, e Porta si ritrova in Albania. Dopo l‘8 settembre 1943, viene catturato dai nazisti e deportato in Germania come internato militare italiano (IMI).
Dopo quaranta giorni passati nel campo di Neu-Brandenburg (Berlino), è  trasferito nel campo di Wickede, vicino a Dortmund. Si è sempre rifiutato di collaborare con i reclutatori della Repubblica di Salò, pagando prezzi altissimi: Per punizione venne lasciato giorni e giorni senza mangiare.
Tornato in Italia dopo la guerra, non ha mai abbandonato l’impegno antifascista e quello a favore dei Viaggi della Memoria.

L’invito è quello di seguire il percorso del progetto con tutti gli aggiornamenti contenuti e ricordare gli occhi di … , via web consultando il sito internet  www.gliocchidi.it, o al bar del Teatro Ariosto.

 

Adriano Arati