Siamo nella Wikimerda

Mi è già capitato la terza volta in due giorni.
Sono a casa o in redazione o in biblioteca, apro Google, digito un argomento che mi interessa. Come spesso accade il primo link proposto è quello di Wikipedia. Sono soddisfatto, so che troverò quello che cerco. Clicco quindi sul link ma una pagina bianca, in tipico stile Wikipedia, mi informa che Wikipedia oscura il suo gratuito servizio per protesta.
“Ah, già! Dimenticavo…”, dico fra me e me.

A rimpiazzare “l’enciclopedia libera” un comunicato ai lettori che gli utenti di Wikipedia scrivono per dare spiegazioni. Motivo di questa protesta il comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni. Come dice Wikipedia stessa: “in base al comma 29 chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.”

C’è da sottolineare che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

In più Wikipedia è scritto dagli utenti, e chiunque può scrivere, modificare, moderare ed apportare il proprio contributo nella stesura e nell’ampliamento di pagine. Qualora qualcuno si sentisse diffamato da qualcosa scritto su Wikipedia potrebbe segnalare eventuali errori o diffamazioni ai moderatori che interverrebbero nel verificare la veridicità di ciò che è stato scritto. Un comma inutile quindi, nel caso di Wikipedia che quindi protesta.

Il risultato ottenuto da questa protesta ha avuto, in soli due giorni, un enorme risultato. Il web tutto si lamenta. Si lamentano i miei amici di Facebook, i miei following di Twitter, le mie cerchie di Google+, i blogger che seguo ed  i canali di Youtube a cui sono iscritto.

Si lamentano soprattutto i miei compagni di redazione, qui a RUMORE. Gli stagisti, quelli di noi che scrivono testi per la Radio, quelli di noi che scrivono articoli per la testata web, quelli di noi che arrivano tardi prima della puntata e sono salvati in calcio d’angolo da un “Wikiclick”. Ecco, ora sono nella “Wikimerda”.

E’ proprio una Wikimerda. Una merda che condividiamo tutti, proprio come facevamo su Wikipedia. E’ li che condividevamo il sapere, un’enciclopedia di tutti ma proprio per questo di nessuno quindi gratuita. E’ lì che oggi condividiamo il nostro stupore e il nostro disagio nel non potere usufruire di qualcosa che, di fatto, ci appartiene. Come se fossimo stati derubati.

Vorrei scrivere qualche cenno storico ma andrei a cercarlo su Wikipedia, quindi non cerco rimedi, non cerco altrove. Mi faccio strumento di una protesta giusta e concludo con le ultime righe del comunicato che gli utenti di Wikipedia hanno pubblicato.

“Vogliamo poter continuare a mantenere un’enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?”

 

Giacomo Iotti