Il progetto “Qua_Il quartiere bene comune” vince il premio “Cresco Award Città sostenibili”

Il progetto di partecipazione e cittadinanza attiva “Qua – Il quartiere bene comune”, promosso e realizzato con i cittadini dal Comune di Reggio Emilia nel corso dell’attuale mandato amministrativo, è stato insignito – stamani a Rimini nel corso dell’Assemblea Anci 2018 – del premio Cresco Award Città sostenibili, che riconosce l’impegno dei Comuni italiani per lo sviluppo sostenibile del territorio. Anche la nostra radio ha partecipato al progetto.

Il Cresco Award Città sostenibili, promosso da Fondazione Sodalitas con il patrocinio e la collaborazione di Anci e la partnership di aziende avanzate sul fronte della Sostenibilità, si propone di valorizzare la spinta innovativa dei Comuni italiani e di premiare le iniziative più efficaci nel promuovere in modo diffuso lo sviluppo sostenibile dei territori.

‘Qua_Il quartiere bene comune’, valutato da una giuria presieduta dal rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta, ha vinto nella categoria delle città con della classe demografica più ampia, sopra i 100.000 abitanti.

Il premio è stato conferito al sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi – presente insieme con l’assessore a Partecipazione, Cura dei quartieri e Agenda digitale Valeria Montanari e la dirigente del servizio Comunicazione e Relazioni con la città Nicoletta Levi – dalla presidente della Fondazione Sodalitas Adriana Spazzoli.

“Un premio che ci onora, riconosce l’azione di Reggio Emilia nei quartieri come buona prassi e modello di valore e di questo riconoscimento tutti i reggiani devono sentirsi gratificati – commenta il sindaco Luca Vecchi – perché nei diversi Laboratori di cittadinanza e negli Accordi di Qua Il quartiere bene comune tutta la città ha avuto la possibilità di coinvolgersi, nei 16 ambiti: sono 131.220 i residenti nei bacini di riferimento coinvolti direttamente o indirettamente dal progetto e dalle sue azioni. Se da una parte c’è stato un input innovativo da parte dell’Amministrazione che, tramontate le Circoscrizioni, ha rilanciato i quartieri con il loro potenziale identitario e partecipativo, dall’altra parte, in una piena unità di intenti, c’è stata la città, cioè i cittadini singoli, le associazioni, i diversi portatori di interesse che hanno messo sul tavolo tutto il loro potenziale di proposte e capacità di realizzazione”.

“Ci fa molto piacere – dice l’assessore Valeria Montanari – che il senso progettuale e lo spirito di ‘Qua Il quartiere bene comune’ vengano compresi anche da soggetti esterni, con una forte competenza nell’ambito della sostenibilità urbana e nell’innovazione sociale: il progetto fa riferimento a valori universali, attraverso i quali realizza azioni di condivise di cura della città e cura della comunità esplicitamente ‘locali’, e a un’idea di comunità e di città partecipate che possono essere, come modello e metodo di lavoro collettivo, esportabili in altri contesti urbani.

“‘Qua Il quartiere bene comune’ – prosegue Montanari – ha coinvolto tutti i 16 ambiti territoriali di Reggio Emilia, con 25 Laboratori di cittadinanza realizzati che hanno esitato altrettanti Accordi di cittadinanza, 78 incontri coordinati dagli Architetti di quartiere svolti per il lavoro di ‘emersione’, proposta e co-progettazione con 1.762 stakeholder e 86.130 cittadini contattati direttamente. I partecipanti diretti ai Laboratori sono stati migliaia e 486 le associazioni del territorio rappresentate. Senza voli pindarici, con creatività e concretezza, con responsabilità e impegno civico, che sono tipicità di Reggio Emilia, sono stati formalizzati messi in campo ad oggi 154 progetti (131 di cura della comunità e 23 di cura della città) con un volume di investimenti totale, già realizzati o in corso, di circa 2 milioni di euro. Numeri che rendono l’idea della costruzione di una città sostenibile, inclusiva e perciò in grado di offrire una migliore qualità della vita”.

Questi stessi indirizzi, che hanno valso il premio a Reggio Emilia, sono per altro proposti quali obiettivi-chiave di sviluppo, con l’impegno di istituzioni, imprese e società civile, dalle Nazioni Unite attraverso i Sustainable Development Goals, che chiedono di “rendere le città e gli insediamenti inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”. Nel bando di Cresco Award Sodalitas Città sostenibili, Comuni, Unioni tra Comuni, Città metropolitane e Comunità montane potevano candidare progetti, già realizzati o in fase avanzata di realizzazione, riguardanti, ad esempio, temi come l’accoglienza e l’inclusione sociale, l’economia circolare e la sharing economy, l’efficienza energetica e la gestione sostenibile dei rifiuti, la mobilità sostenibile, la prevenzione e tutela sanitaria, la riduzione degli sprechi alimentari o il welfare territoriale.

Un altro aspetto importante del premio è il coinvolgimento delle imprese, portatrici di specializzazioni e competenze che possono aiutare ciascuna Amministrazione a sviluppare particolari iniziative e a migliorare così la qualità dei servizi offerti ai cittadini.

I criteri di valutazione ponderata del concorso sono stati: Efficacia e raggiungimento degli obiettivi 40%; Misurabilità (indicatori numerici) 30%; Coinvolgimento della comunità 20%; Replicabilità 10%. A ciascun criterio ponderato era attribuito un punteggio da 1 a 10 che si è tradotto in un punteggio medio per ogni progetto.

La giuria, presieduta dal rettore del Politecnico di Milano, Ferruccio Resta, era costituita da soggetti terzi, esperti, esponenti del mondo accademico (Università Bocconi, Università Statale e Politecnico di Milano; Università di Roma Tor Vergata) ed organismi competenti quali Urban@it, Global Compact Network Italia e Assolombarda.