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Il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti in visita alla Sala Tricolore PDF Stampa E-mail
Scritto da Annalisa Govi   
Sabato 23 Maggio 2015 18:58

stranieri adultiMartedì 19 maggio è una bella giornata di sole. Il mercato di Piazza Prampolini è sveglio e colorato quando arrivano gli studenti del CPIA, la scuola di italiano per stranieri, in visita alla Sala Tricolore.

Il corteo pare un po’ insolito mentre si avvicina al Municipio ed alla sala dove nel 1797 è nata la bandiera dei 3 colori. Ispirata al vessillo francese ed ai principi di uguaglianza e fratellanza, la nostra bandiera oggi ha una grande occasione: quella di accogliere e moltiplicare i propri colori e linguaggi.

Dei 1500 adulti “stranieri” che ogni anno si iscrivono alla scuola di italiano della nostra città, una delegazione è venuta dalla scuola di via Turri per incontrare l’Assessora alla Città Internazionale. L’ingresso in piazza di queste persone colpisce per la pluralità di aspetti, vestiti e accenti. Sono circa 60 uomini e donne, ragazzi e ragazze venuti ad incontrare l’Amministrazione nei luoghi istituzionali di più alto valore.

L’Assessora Serena Foracchia saluta i nuovi reggiani che stanno in questi giorni chiudendo l’anno scolastico al CPIA e regala loro alcune copie della Costituzione italiana. Racconta poi ai presenti i propri ricordi di un'infanzia all'estero, alle prese con il difficile apprendimento della lingua straniera. Un’operatrice dello IAT accompagna poi gli studenti per una visita guidata della Sala e del Museo del Tricolore. Le 70 nazionalità che frequentano la scuola per stranieri ringraziano la città di Reggio attraverso la voce di Bouchra Kharij, Naser Ejadedou e Jane Igbineweka. Al loro saluto segue un intervento toccante di Singh Gurmail che racconta la propria storia di ragazzo mai andato a scuola. Solo a Reggio Emilia Gurmail, come tantissimi altri giovani, ha trovato la possibilità dell’alfabetizzazione.

Lamin Singhateh, ventenne arrivato dal Gambia, canta con voce melodiosa e potente i luoghi lontani della nostalgia, mentre Omar Saad, giovane druso che ha rifiutato l’uso delle armi in Israele, fa parlare la sua viola toccando il cuore dei presenti attraverso il linguaggio universale della musica. Chi non è ancora pronto per comunicare attraverso le parole, omaggia infine l’Assessora con un dono fatto in casa. Ogni faccia ed ogni sguardo all’interno della sala dicono la bellezza della normalità e della pluralità. Nell’atmosfera allegra dell’incontro non viene a nessuno il dubbio di cosa sia giusto fare o non fare per i nuovi arrivati. La preposizione che spontaneamente ci viene di usare in queste occasioni è “con”. Siamo concittadini: ciò che vogliamo fare e che faremo sarà in nome di un noi che include tutti e tutte.